martedì 6 marzo 2012
burning part of me
giovedì 23 febbraio 2012
Ho deciso: sarà la peste e voi sarete mendicanti senza nome
Così introduceva il suo discorso il proprietario del circo
e sullo sfondo sfoggiava le sue creature manipolazioni umane di materia grezza
Ho deciso anche che saranno vergini del mondo i vostri occhi
e le vostre orecchie non avranno udito altro suono che il ronzio di una lampadina
E ad essa assomiglieranno i loro occhi quando vi squadreranno
creature del nuovo mondo
Disse, e non rifletté ne sul nome ne sui colori
dell'insegna che creava ciondolante dai loro colli
Ma aveva prestato loro lo sguardo per trarne attenzione
ed essi spargevano sale al suo passaggio e lo osannavano
così che parevano tutti una processione di storpi appresso al santo
giovedì 9 febbraio 2012
martedì 17 gennaio 2012
sabato 7 gennaio 2012
domenica 18 dicembre 2011
il fremito (cap7 pars2)
Al di là di ogni idillio, di ogni canto, di ogni coro sacro, di ogni chiesa bruciata, al di là del chiasma ottico e al di là dell'amigdala è lui. Non credere in nulla di concreto ti fa sperare nel superiore celeste. Riflette la sua immagine con specchi pitagorici.
Al di là di ogni endorfina, di ogni analgesia, di ogni vergogna cristiana sopita, di ogni peccato originale, di ogni pomo della discordia, di ogni parassita sociale, di ogni Tersìte e di ogni paradosso è lui. Tagliategli le vene, buttatelo nel fiume, nascondetelo alla vista di chicchessia, fate che non si risvegli che tra mille eoni, che non riveda mai la luce o che sia esposto alle intemperie.
lunedì 5 dicembre 2011
il fremito (cap7 pars1)
-G, trai ora le conclusioni che le tue orecchie vorrebbero udire, non ne avrai il tempo quando il buco bianco brucerà le nostre palpebre e le nostre labbra tramuteranno in carne secca a scoprire denti digrignati nello sforzo di reggere l'irrealtà.
-Io sono divinità, io sono patimento e forza d'animo. Non mi riconoscerete e verrò a voi in molteplici forme, teriantropici incubi senza volti o nomi.
martedì 29 novembre 2011
aghi (cap6 pars2)
La realtà è inapparente
la rabbia è il soggetto
la morte il teatro
la cenere il pathos
il fuoco la nuova vita contro cui insorgere
la maschera il timore
l'esanime l'attore
sabato 5 novembre 2011
Aghi (cap6 pars1)
vogliamo il grande male
che sfianchi il corpo
pieghi la mente
vogliamo il grande male
che ci spenga
la cura sia
l'idea di non sopravvivere
G perde il senno. Fora nei lobi delle bambole, si dondola autisticamente. E' la forma che le ho deciso, china il capo e non versa lacrime. Ha un vestito nero, le dita sporche di china e le unghie nere di carboncino. G ha ogni genere, si sfrega i polsi con vernice rossa e disegna il corso delle vene con pennarello indelebile. Mi guarda sorridendo mentre gioca con i suoi aghi. Ce ne sono attorno alle sue gambe, alcuni sono piccole spille da balia, altri ferri da lana e cuoio, alcuni hanno la punta annerita. N cerca fili da burattino sopra la sua testa, mentre io accarezzo i miei. E' seduto a gambe incrociate e disegna meccanicamente forme geometriche concentriche con le dita nella polvere. Io intreccio omini di alluminio, nascondo la testa in un cappuccio. Mi rannicchio. Ognuno di noi ha un essenza, che pulsa in un rivolo lungo le dita dei piedi, si raccoglie nella stanza macchiando un centrotavola ricamato. G mi ha fatto una collana con gli occhi delle bambole, troppo chiari per essere reali e puntare qualsiasi soggetto. Sostituisco i fori con ghiandole di alluminio. Affinchè possano capire meglio.
lunedì 3 ottobre 2011
Catasterismi (cap5 pars1)
domenica 2 ottobre 2011
giovedì 29 settembre 2011
l'essente (cap4 pars2)
Porto il marchio con orgoglio. Mi alzo, mi guardo intorno. La mia lobotomia produce versi, emozioni contrastanti, oppiati endogeni. In tv danno una televendita di farmaci an-estetizzanti & scarti organici ospedalieri. Nella stanza regna il silenzio. N porta la sua macchina la sua nuova creazione. Colleghiamo i nostri crani a una sfera di liquido rosso ribollente, comincia a ruotare tutto e il silenzio che cala è terrifico. Le nostre coscienze si uniscono e dissolvono in secondi o istanti, veleni scivolano dalle labbra e le palpebre divengono terra. Non c'è più un ora
o un qui mentre tutto ciò che facciamo è riscrivere le nostre parole in mille pagine fino a consumare le dita. Ora riscrivere le pagine ora le labbra e le palpebre si dissolvono e i nostri crani si uniscono. Farmaci an-estetizzanti ci consumano le dita e veleni uniscono le nostre coscienze. oppiati
endogeni ribollenti e la nostra nuova creazione.
Inibizione
Mi alzo, mi guardo intorno, produco versi.
giovedì 15 settembre 2011
l'essente (cap4 pars1)
le voci non sono nella mia testa
non sono le luci allucinosi
non mi aspetto di sopravvivere minuto dopo minuto
le voci nella mia testa non sono voci
G programma l'elettroshock per la mia postura abituale, si gratta il naso e mi guarda tremare. Dai suoi occhi non traspare benevolenza per chi è rimasto, ma forse ha l'ovvio buongusto di tacere delle insidie altrui.
C'è fumo nella stanza, le tapparelle sono abbassate ma i raggi filtrano ugualmente. Ho un camice da sala operatoria, G veste di nero, la maschera del medico della peste emana vapori freddi di fiori secchi. Tremo sotto la scossa, ma G incide con un dito la mia fronte, che diventa burro, infila un dito fino in fondo e mi guarda con occhi imperturbabili mentre grido senza dolore. Gira un po' nella mia testa, il dito ne esce indenne e pulito. Mi sento soffocare, apre la finestra. Il tempo cambia, ora la pioggia è fredda ed entra dai buchi delle serrande, mi arriva sulle mani che toccano per terra. Ma G si è già stancato di questo gioco, chiude gli occhi.
martedì 13 settembre 2011
venerdì 9 settembre 2011
to repel ghosts (cap3 pars3)
il colore
gli odori diventano freddi e
fremono
gli umori si avvolgono attorno
a noi
è
apocalisse
noi tre non fuggiamo
non ci nascondiamo
perché attendiamo da tremila eoni
la fine di ogni essere pensante
nei nostri sogni il cielo si nasconde
l'acqua si fa nera e invade la terra
i timori divengono stasi eclettica
ci guardiamo attorno
ma
solo furore
veniamo colpiti al cuore
alle spalle
medulla oblongata
ma siamo ancora vivi
ci riteniamo costretti a continuare
ma era tutto un falso risveglio
e non crediamo più alla morte
Noi tre non conosciamo vendetta e bugia, rancore e vergogna. Terminano i nostri giorni attorno al fuoco
le nostre danze si spengono contro uno spasmo muscolare nervoso. Tronchiamo i nostri rapporti con il mondo perché ogni parola l'unicità
dell'insieme
da i brividi
Non crediamo più alla comunicazione reale e oggettiva
perchè
al di fuori del cerchio matematico tracciato ogni sillaba
ogni
fonema
è paradosso
parole per noi hanno solo un significato
tagliarsi le palpebre con rasoi
per costringersi a guardare ancora
e ancora
per sforzarsi di accettare che ogni apocalisse ha un fine e una fine e un mite consiglio
non ne siamo in grado
vogliamo caos ordinato
sensazionalismi
rivoluzione armata
Țepeș
perché il nuovo nostro orgoglio non accetta l'arrendersi eppure ne è piegato, non sopporta la morte eppure ne è schiava, non comprende l'amore eppure ne è sofferente, non provoca il dolore ne è causa. Perché la nostra sensazione è chimica, la nostra pulsione elettrica, la nostra pietà antagonizza il pubblico rammarico, agonizza nel pubblico ludibrio. Scendiamo dal trono e posiamo sguardi rapiti
sulle colpe
noi eresiarchi
noi esegeti dei moderni archetipi
noi empi meschini impuri arcangeli
giovedì 8 settembre 2011
to repel ghosts (cap3 pars2)
"
Immaginateci in un super8
Immaginami come un vhs del 1993, con il sonoro distorto l'effetto neve la pubblicità i colori non fedeli al reale
La pellicola scaduta una pinhole
una polaroid
Un lampione soft focus
Il fumo in metropolitana
quando la galleria finisce
i colori sbiaditi delle pareti
Le pareti nere di una stanza
la pittura grattata via
le unghie sporche
La mia chitarra nel mio letto
i poster che si staccano
trascinando un po' di parete
un po' di luce che se ne va
Non chiudere occhio la notte
"
to repel ghosts (cap3 pars1)
G e N dicono che prenderanno appunti con matite bruciate, su scatole da scarpe bianche e nere. Avranno tratti in comune, bruceranno tutto e ne nascerà un violento desiderio di sopravvivere.
Ricordo corsi d'acqua gelida in montagna, nidi di uccelli nel legno delle scale esterne, campi di margherite e notte presto, veleni urticanti di pregevole fattura. Disprezzare i 3 giorni è impossibile.
Ricordo anche ogni particolare. Il campo di mais che ci separava dalla ferrovia, le mattine gelide d'inverno, il ghiaccio sulla macchina, il fango freddo e duro del cortile, e l'erba tagliente come carta. I vetri appannati e il cibo freddo e pessimo. Il profumo della merenda, la piccola biblioteca, l'alta tensione. Aspettare la campanella aprendo il ripostiglio, di nascosto in palestra, dove ogni cosa puzzava di gommapiuma e polvere.
Ricordo il piccolo giardino con gli alberi, la vecchia che insegnava al bambino a dire "comandi!", torturare formicai, giocare fino al crepuscolo, i videogiochi, non attraversare la strada, la paura di allontanarsi di casa, la festa, le lucciole nel giardino della casa disabitata, i gatti nella casa disabitata, uccidere insetti, girare film.
Ricordo quando si allagavano le cantine, il fango grigio e il fetore, la lucertola che uccisi, la lucertola che si uccise, i vermi che ribollivano nel suo stomaco [G mi ferma, vuole sentire]. Aveva la pancia squarciata dalla rete, in breve tempo cominciarono a mangiarla i vermi, l'odore era violento. Un'altra ne uccisi con un sasso, vomitava sangue.
Piansi.
Un giorno mi disse che aveva scoperto che infilando un ago in un fuoco d'artificio il rumore era più forte. Mi dissero di non andare più avanti nella strada, la vecchia era una strega. Le perline erano i nostri segreti.
[N guarda fuori piove]
Mi ricordo della vista dal sesto piano. La fabbrica abbandonata non andavo mai io ero troppo piccolo. L'albero bruciato e il campo di soia, platani a distanza siderale. Dal piano di sopra entrò vento troppo forte dal piano di sotto la pioggia entrò dalla finestra l'odore di aceto nella cucina la pasta di sale
fantasmi
bucare il tavolo con gli stuzzicadenti il sottoscala
guardare il cortile dall'ultimo piano le ombre così piccole
fantasmi da scacciare