sabato 15 giugno 2019

Se potessi non avere libero arbitrio, io scatenerei l'inferno. Io renderei docili vostri sguardi incolpevoli, io lenirei.
E se non avessi libero arbitrio, io scenderei a patti con me stesso per amarvi, e dimostrarvi la mia contentezza. E non fuggire e non nascondere e non credere in dei dal linguaggio forbito, dalle mani calde e carezzevoli, per concedervi tutto ciò che vorreste.
Ma il mio essere senziente interiore scalpita e si freme e dimentica e spegne ogni ardore. E non crede.
Ma quando ci sveglieremo, e avremo sofferto abbastanza, io giuro sarò lì.

martedì 6 novembre 2018

C’era ancora lui, convinto di poter scrivere il romanzo della sua vita strappando pezzo per pezzo le pagine dei libri che aveva letto e aveva amato, e ricomponendo parola per parola, lettera per lettera, ciò che provava e ciò che aveva vissuto. Ci sarà ancora spazio per lui, nel più profondo del mio cuore, quando l’arroganza si sarà chetata, quando la vendetta dei sentimenti sarà sopita.

giovedì 26 ottobre 2017

Quando un giorno diremo di aver vissuto
Ascolta
Quante voci senza colori porterai con te?
Ne avremo in tasca di volti stupefatti
E saranno giorni da ridere
E veri

sabato 10 giugno 2017

In fondo è vero, ogni attimo si risolve in se stesso, e ogni pensiero è a sé stante. See how they took different roads and see how they know now different people, see how they became something they deserved or else they'll just care about theirselves. Ma condanno tutti noi un po' per noia un po' per mistificazione. Perché se è vero che ciascuno di noi ha avuto un'occasione quando i gufi cantavano e quando noi spiegavamo le ali bianche, è vero che abbiamo spiccato il primo balzo e nostra è la colpa per questo vivere. Ora è notte e gli alberi tacciono e nessuno ha voce. Quindi perché tremare per davvero, perché non guardare avanti. Anche se la pioggia cade e il petricore ha un profumo di rinascita, sono certo che non cambieremo di notte, non questa notte.

martedì 30 maggio 2017

Noli respicere

Le sciocchezze che commettiamo ogni giorno si sommano in una pila che, seppur costruita di forme intangibili, ci supera ben presto in altezza. In codardia, in ripugnanza. Ogni singola azione portata avanti altro non è che uno strazio delle fondamenta stesse della nostra integrità in quanto tali. Così, più andiamo avanti, più guardando indietro abbiamo a che fare con i nostri errori, che pesano più di quanto vorremo ricordare in realtà. E delle volte, basta uno scricchiolio, un becero movimento sussultorio della nostra memoria, e guardando indietro, alle nostre spalle, non vediamo che una coltre di cadaveri ricoperti di polvere. A ognuno abbiamo negato qualcosa, con ciascuno abbiamo avuto qualcosa da ridire. E' come un erebo di frammenti della nostra vita. Uno sguardo lì e siamo precipitati nell'angoscia. Perché nulla è peggio delle azioni a cui non possiamo porre rimedio. Perché nulla è peggio delle azioni infime della nostra vita a cui non ci è data la possibilità di porre rimedio.
Così scriveva G. nel fondo delle sue tazze di tè e sui margini di ogni libro. Perché, guardando indietro, ogni colpa che la macchiava le rimaneva inspiegata, e affranta si rivolgeva nel quotidiano al suo passato per trovare una via nel suo futuro. Ma ogni giorno che passa aggiunge un chiodo al nostro legno, cosicché sia sempre meno facile il taglio netto o l'armonioso spezzarsi delle fibre. Non esiste soluzione di continuità nel nostro vivere. G. ne assaporava ogni sfumatura, di quest'affermazione lapidaria. Quando la conobbi, la sua acerbità infantile mi affascinò. Giuro, se avessi saputo, se avessi presentito quello scricchiolio, quel sussulto nel quieto vivere e nell'equilibrio a cui alcune persone, primo fra tutti io, si aggrappano e si appellano quasi fosse un simulacro, forse alcune cose non sarebbero come sono oggi. A nessuno piace il fatalismo, men che meno a chi se ne sente afflitto. Ma, sebbene lo vorrei con ogni fibra del mio corpo, non trovo rimedio. Così lo scricchiolio, apre piano piano uno spiraglio da cui il nostro sguardo è attratto. Orfeo, noli respicere.

lunedì 27 marzo 2017

in fieri

positivo
e sotto controllo
e freddo
e vorace nella sua vitalità
come dovesse strappare
ogni respiro
 e confuso
e luminoso come una corona di spine
e patetico
e volgare
e parassita
come una vita che cresce all'ombra degli alberi
e ne attinge
e ineluttabile
arriverà il suo inverno
spargerà le sue spore
e i suoi fiori
e germinerà
e avremo compreso infine

sabato 4 febbraio 2017

Ich

Ho un respiro trattenuto tra i denti
Si dimena sulla lingua e lambisce le labbra
Non temo il giudizio o la Geenna
Né la furia dei giorni a venire
Perché ho un giudizio trattenuto tra i denti
Si dimena con furia e lambisce i lombi
E non teme i giorni a venire.

Ich bin, veloce sulle dita e sulla spina dorsale
Ich bin, a stento trattenuto sulla punta delle dita
Ich bin, freme e si contrae e reagisce e arrossisce
Ich bin, nell'istante trova l'anima perduta

Ma se un giorno dovessero dirti
Che il tempo è passato invano
Stringi le mani, batti i denti, contrai i muscoli, tendi la pelle, avvicina le membra altrui, svegliati di soprassalto, acconsenti, fregiati il volto di forme nuove e di nuove esperienze, ich bin unteilbar, io sono

venerdì 18 dicembre 2015

e se non dovesse ritornare
quanto a lungo aspetteresti il suo ritorno?
quanto tempo concederesti
pur di vedere il suo cuore pulsare
le sue vene riempirsi
il suo respiro farsi caldo di nuovo

mercoledì 8 aprile 2015

death to the world (immer kälter)

Il principio venne e non se ne rese conto nessuno, presi com'eravamo dal lisciarci i volti e i capelli arruffati.
Poi venne il mezzo, articolammo nuovi termini di comprensione per poterlo avvicinare, lo tememmo, lo insultammo, lo guardammo mentre si allontanava e lo deridemmo.
La caduta risuonò massiccia su tutti i nostri fronti, aperti e sguarniti, divelte le barriere delle nostre percezioni sensoriali, perse le comunicazioni. Abbattemmo i nostri confini per farci cogliere impreparati e studiammo inermi le più gelide contromisure.
Poi avvertimmo la fine, splendida come un'apocalisse riflessa in una pozzanghera gelata, rami spazzati dal vento, ali piegate, terra arida da arare.

Sophia, la tua creazione sotto le nostre dita
Kether, la nostra corona di spine e i nostri occhi impotenti.
Òphis, fructu sine usu esse non potest.




venerdì 25 ottobre 2013

Sarà che a quindici anni già non me ne fregava un cazzo.
Sarà che a quindici anni già non me ne fregava un cazzo che ora mi sfianco nel pensare "cristo, anche stamattina è arrivata". Sarà per questo che mi passa tutto sulla pelle, o sarà che da quando avevo 4 anni mi è sempre sembrato più facile fare quello che mi veniva detto. Sarà per questo motivo che quando sorrido i muscoli delle labbra mi si tendono, si seccano, i denti stridono, o sarà che non me n'è mai importato nulla per davvero. Sarà che a quindici anni avevo già capito che la gente non mi piaceva, che non sarei mai piaciuto a loro, sarà che "sei strano" me l'hanno detto davvero in tanti, e quando sono così tanti ti chiedi se il freddo che c'è dentro, e l'indifferenza, e quel tocco di superbia che mi fa sentire stronzo persino con me stesso traspare all'esterno così vivacemente, come se fossi fatto di vetro. Sarà che i miei sogni si sono tutti avverati, quando a quindici anni cantavo Sludge Factory pensavo di rimanere fino a ripagare, o sarà che sono rimasto troppo.
Ci sono tante persone qui dentro me, alcune abbozzate come due occhi e una bocca che hai visto in sogno anni fa e ti sembra di riconoscere in ogni individuo che prenota la tua stessa fermata nel bus. Altri sono incisi così a fondo, che se facessi scivolare una goccia d'acqua nei loro contorni dipingerebbe i loro volti prima di cadere a terra. Ci sono attimi, istanti, secondi interminabili che rimbombano in testa come se da un momento all'altro dovessero succedere di nuovo, che mi fanno fermare per strada, nel nulla, a dover chiudere gli occhi tanto sono forti, a coprire la musica con il loro frastuono, che arrivano come lampi in un punto ideale che congiunge la radice del naso alle palpebre serrate. E ci sono mesi, anni, del quale non rimane alcuna traccia se non qualche tenue ricordo. Vorrei vivere nei primi, e morire negli altri.
Ma la verità è che non ci è concesso scegliere dalla nostra vita più di quanto non ci sia concesso dimenticare. E se vi trovaste di fronte il vostro io di quindici anni? Ne avreste il terrore? Non provereste pietà per quella creatura? E non la proverebbe egli per voi? Probabilmente non mi riconoscerei per strada, mi imbatterei solo in un altro ragazzino brufoloso, dall'odore inconfondibilmente adolescenziale, un misto di deodorante, sudore, e sigarette fumate di nascosto, quelle che hanno il sapore più buono, un gusto che ti rimane sulle dita, le tinge come avessi preso il miele dal barattolo con un dito. E lui mi squadrerebbe come un vecchio forse, che si avvia verso una vita adulta noioso e no, lui non farà mai questa scelta, lui sogna il grunge e Seattle, lui ha una chitarra in spalla, mentre si nasconde dietro la banca a fumare. Posso anche descriverlo. Ha un paio di anfibi neri, pesanti, dalla punta in metallo che sporge comicamente, e si chiede guardandoseli perché quell'effetto buffo lo facciano solo i suoi, comprati alti e con tanti lacci, e portati miseramente nascosti sotto un paio di jeans, sdruciti e strappati alle ginocchia e ai piedi. E' evidente che gli strappi sulle ginocchia sono "autoinflitti", ma quelli sotto i piedi sono dovuti al calpestio continuo degli orli, fino a farne una filigrana penzolante come i bordi di un tappeto, ricettacolo polvere e cenere di sigaretta. Sopra, un felpone con cappuccio da cui traspare in profondità una t-shirt sottostante, un bracciale borchiato molto politicamente corretto al polso. Capelli lunghi, alle spalle, sporchi anche quando sono lavati. Cristo, alle superiori ero un merda. O non ero io. Ti chiamerò Victor, mi è più facile mentre ti guardo correre a prendere il bus per andare alle prove di un gruppo che si scioglierà poco dopo.
Eccolo Victor. Victor è convinto che scopare, fumare erba e fare un disco sono le cose necessarie a sufficienti a chiudere la propria esistenza, e programma il suo suicidio con tanto di lista della spesa









giovedì 3 ottobre 2013

Fade out again


Delle volte vedo attorno alla nostra testa corone luminose che cingono i nostri pensieri. Corone dalle spine acuminate che si spingono dorate come cristalli citrini nel fondo della pineale. Ci agitiamo come steli d'erba intorno alle nostre corone, divine sante creature, nostri piedi contornano l'asse, come agitati da un vento di velcro e lana vetrata. Ecco di fronte a noi la congrega, dinnanzi a noi si erge la creazione.



domenica 11 agosto 2013

Estasi
le tue vesti rimangono ancorate sulle mie dita come alghe
Il tuo dondolare
il tuo confondere il vetro con il

mercoledì 17 luglio 2013

II

Victor ha perso le facoltà verbali per tre giorni quando aveva 8 anni, o così racconta. Mi disse che si svegliò una notte, era completamente al buio, attorno solo il nero, e tre luci danzavano davanti ai suoi occhi appena visibili, dalle coperte tirate fin sul naso, come due piccole monete luccicanti cadute sul marciapiede. Si svegliò nel cuore della notte, e attese. Quelle tre piccole animelle danzavano avanti e indietro a un metro dal suo naso, come scintille che salgono dalla sigaretta accesa nel vento d'estate. Attese. Inutile dire al piccolo che probabilmente si trattava di riflessi dalle luci per strada, non vi avrebbe mai creduto, e con gli occhi affannati di chi cerca una verità non del tutto inesistente, vi avrebbe squadrati, indagati, gettati nella scatola chiusa dell'inattenzione come un bimbo che perde interesse per il suo giocattolo. Io posso immaginarlo quel bambino, non doveva essere diverso dal mio io di allora: basso, magrolino, un fantasmino a sua volta, dagli occhi spalancati come a voler studiare ogni cosa, loquace e verboso come chi sa di essere già avanti per l'anagrafe. Quegli spiritelli urbani si inflissero nel suo ego, e trovandogli la scusa per cucirsi la bocca, gli regalarono un avvenire furioso e impetuoso, ma solo nel suo sub-inconscio. Quando più di due lustri dopo gli spiegai che anche a me capitò, e che non gli diedi il peso che lui volle riconoscer, e concedere, loro, mi disse che nasciamo tutti con un peso dell'anima maggiore di quello dei nostri occhi, sta a noi fare in modo che il rapporto non si inverta contro-natura.
Deliquio.

domenica 9 giugno 2013

La prima volta

La prima volta
ho visto
il nulla
che si travestiva di bianco

La seconda volta
ha bussato
alla mia porta
con le dita insanguinate
le nocche scorticate
le unghie nere

La terza volta
ho rabbrividito
nel vedere
il telefono squillare

L'ultima volta
è entrato
nella stanza
vestito di nero
brandendo
il coltello
sussurrava

"La prima volta
ho corso
inseguito
da cani affamati"
..
"La seconda volta
ho saltato
filo spinato
squarciandomi in due"
..
"La terza volta
ho strisciato
con mani e piedi
lontano da qui"
..
"L'ultima volta
sono rimasto a terra
vuoto come tronco
le braccia come rami
diretti verso la fine"


martedì 9 aprile 2013

Ha lacrime blu sporco
e sangue rosso 

giovedì 4 aprile 2013

victor ha un demone tra le dita, si incide simboli caotisti sulle mani con le unghie, ha un tatuaggio, sensucht campeggia sul suo polso. mentre gli parlo non guarda mai negli occhi, victor è immortale.



lunedì 1 aprile 2013

Victor abbassa lo sguardo, si avvede della sigaretta che rotola ai suoi piedi. La raccoglie, mentre mi osserva passa la fiamma di un cerino sotto il filtro, agitandolo un po' e facendo scivolare tra le dita il filtro, poi la prende, la infila tra le labbra ancora calda. Mi squadra, mi dice che sono bravo a sfuggire, ma che faccio apposta a farmi prendere, in un modo o nell'altro. Non posso negarlo, gli rispondo. Victor mi somiglia. Mi racconta di quando giocava a nascondino attorno alla sua scuola, dei corridoi allagati, dei posti in cui non batteva mai il sole. Mi passa la sigaretta mentre fissiamo la gente passare. Che ora di merda.

sabato 8 dicembre 2012

Mi muovo, lei volta la testa, muove le labbra, dice qualcosa che non riesco a sentire.
Stanotte ho sognato che non eravamo ancora morti. Ci addentravamo per stanze luminose in palazzi decaduti, come l'anima nella gangrena. E se il paradiso fosse questo, onirico, vissuto tra un giorno e l'altro, non ci sveglieremmo mai più.

mercoledì 1 agosto 2012

pareidolia

La mia essenza è una parassitosi divinatoria.
Noi siamo corpi estranei che si svegliano
e si riconoscono per pareidolia.
La nostra anima è viscerale, calcolatrice
un errore comune
crederci ancora esseri viventi

mercoledì 25 luglio 2012

N vive d'inedia e spargimenti di sangue. Gli scrivo una lettera per chiedere dello stato delle sue manie. N dipinge il diavolo ed è convinto di averne visto il volto un giorno sul marciapiede opposto. Lo guardava fisso e scuoteva la testa. N si sente l'anima scivolare via se qualcuno gli fa una foto. Ma distribuisce il suo autoritratto inciso su lamine di rame. G confessa di trovare curiosa la sua esistenza.
La mattina di capodanno siamo andati a raccogliere per le strade ciò che restava. Ho detto a N che non è al sicuro dalla rovina. G si volta, mi guarda fisso negli occhi, poi abbassa la testa e freme di rabbia: "Tu sei vuoto. Non fai altro che respirare, mai che trattieni l'aria". Abbasso lo sguardo. G ha ragione. sono vuoto come il costato di cristo. "Io almeno non ho mai pretesto di essere vero."