giovedì 23 febbraio 2012

"Le nostre divinità spacciano oppio di lattuga e guanti in lattice
rigurgiti lattescenti dalle loro labbra"

Ho deciso: sarà la peste e voi sarete mendicanti senza nome
Così introduceva il suo discorso il proprietario del circo
e sullo sfondo sfoggiava le sue creature manipolazioni umane di materia grezza
Ho deciso anche che saranno vergini del mondo i vostri occhi
e le vostre orecchie non avranno udito altro suono che il ronzio di una lampadina
E ad essa assomiglieranno i loro occhi quando vi squadreranno
creature del nuovo mondo
Disse, e non rifletté ne sul nome ne sui colori
dell'insegna che creava ciondolante dai loro colli
Ma aveva prestato loro lo sguardo per trarne attenzione
ed essi spargevano sale al suo passaggio e lo osannavano
così che parevano tutti una processione di storpi appresso al santo

giovedì 9 febbraio 2012

Scorre la ferrovia sotto i piedi e non ricordo come sono arrivato qui
scorre la rotaia sotto i piedi non ricordo come sono arrivato qui
trasformate il vostro disappunto in benevolenza e il vostro fumo in frenesie
abbiamo una frazione di tempo da condividere e una frazione da scoprire
una frazione per innovare e una per aver ragione
nelle orecchie elliott smith, nel fiato le corse, nei polmoni veleno
nelle gambe la frustrazione di non essere abbastanza veloci
nelle orecchie quel suono che rimbomba
abbiamo amore e nuovi e vecchi ricordi e temporaneità
vi avvertiremo in tempo per mantenere l'equilibrio
per colpire con le giuste forze
non ricorderete come siete arrivati qui
come se in fondo fosse davvero importante

martedì 17 gennaio 2012


sabato 7 gennaio 2012

Vedo ippocastani e platani e aceri e amoli fiorire ai miei occhi, strade distanti e le nuvole hanno il colore delle dita quando le affondavamo nella ghiaia in cerca di tesori nascosti.
Ma tutto scompare e non esiste più. 

domenica 18 dicembre 2011

il fremito (cap7 pars2)

Al di là di ogni cosa, al di là di ogni parola compresa, c'è lui. Si agita con inespressività, come fosse inanimato e trascinato in moto da un deus ex machina.
Al di là di ogni idillio, di ogni canto, di ogni coro sacro, di ogni chiesa bruciata, al di là del chiasma ottico e al di là dell'amigdala è lui. Non credere in nulla di concreto ti fa sperare nel superiore celeste. Riflette la sua immagine con specchi pitagorici.
Al di là di ogni endorfina, di ogni analgesia, di ogni vergogna cristiana sopita, di ogni peccato originale, di ogni pomo della discordia, di ogni parassita sociale, di ogni Tersìte e di ogni paradosso è lui. Tagliategli le vene, buttatelo nel fiume, nascondetelo alla vista di chicchessia, fate che non si risvegli che tra mille eoni, che non riveda mai la luce o che sia esposto alle intemperie.
Bruciate
resistete alle sue proteste
perché è un mentitore
disinibito è il suo verbo
ingannevole il suo raziocinio
il male ogni suo respiro
egli professa la verità

lunedì 5 dicembre 2011

il fremito (cap7 pars1)

Abbiamo un'anima in corpo come calce sparsa a ricoprire file e file di cadaveri. Di terrori non spiegati, amori che imperversano tra le nostre vene ritagliandosi uno spazio di carne e coloranti acidi. La nostra capitale giace ai nostri piedi, frastorna con il suo fragore chi si trovi refrattario al dolore. Ne celebriamo le strade malconce le carcasse di mostri dell'era del futurismo gli assopiti e i risvegliati i comuni mortali deificati gli errori marchiani e gli orgasmi latrati al vento i prodotti di aborti invasivi impilati in marcescenti casse dalle modanature d'ottone lo zinco freddo il cielo cuprico le ore del giorno in cui si medita il suicidio. Dalla finestra scorgiamo venature di persone che attraversano strade senza macchine, che dirigono sguardi allibiti ai nostri volti mentre sogniamo di gettare olio bollente. Noi abbiamo il tempo di incarnare idoli di paradisi occidentali e distruggere ogni icona che ne tragga profitto. Dall'alto delle nostre pupille isocoriche isocicliche attraversano nubi dai contorni sfumati.
-G, trai ora le conclusioni che le tue orecchie vorrebbero udire, non ne avrai il tempo quando il buco bianco brucerà le nostre palpebre e le nostre labbra tramuteranno in carne secca a scoprire denti digrignati nello sforzo di reggere l'irrealtà.
-Io sono divinità, io sono patimento e forza d'animo. Non mi riconoscerete e verrò a voi in molteplici forme, teriantropici incubi senza volti o nomi.

martedì 29 novembre 2011

aghi (cap6 pars2)

Ai limiti del tuo personale orgoglio si macchia l'inutile scatola in cui nascondi i tuoi ricordi migliori. Perché è ridicolo confezionare poesie in versi e struggersi per chi muore. Io non riconosco l'ossigeno che respiro, continuerò a discutere e confutare e dubitare della vostra esistenza, perché si dubita si confuta e si discute ciò che si teme di affrontare a viso aperto. Noi non releghiamo i nostri pensieri alle parole, non non cediamo le immagini che vorticano nel limbo dei nostri pregressi impulsi nervosi per uno sguardo distorto di scherno. Noi infliggiamo torture al caso, noi non cerchiamo spiegazioni all'avvento. Le nostre dissoluzioni insinuano il sospetto, l'irrealtà e irregolarità dello spazio conscio, la consapevolezza del burrattino di fronte al pubblico svogliato, noi spargiamo benzina con sguardi anedonici governiamo la legge della maschera migliore noi cancelliamo ogni pensiero razionale noi perdiamo coscienze collettive trasformandole in insulti e verità.
La realtà è inapparente
la rabbia è il soggetto
la morte il teatro
la cenere il pathos
il fuoco la nuova vita contro cui insorgere
la maschera il timore
l'esanime l'attore

sabato 5 novembre 2011

Aghi (cap6 pars1)


vogliamo il grande male
che sfianchi il corpo
pieghi la mente
vogliamo il grande male
che ci spenga
la cura sia
l'idea di non sopravvivere
 



G perde il senno. Fora nei lobi delle bambole, si dondola autisticamente. E' la forma che le ho deciso, china il capo e non versa lacrime. Ha un vestito nero, le dita sporche di china e le unghie nere di carboncino. G ha ogni genere,  si sfrega i polsi con vernice rossa e disegna il corso delle vene con pennarello indelebile. Mi guarda sorridendo mentre gioca con i suoi aghi. Ce ne sono attorno alle sue gambe, alcuni sono piccole spille da balia, altri ferri da lana e cuoio, alcuni hanno la punta annerita. N cerca fili da burattino sopra la sua testa, mentre io accarezzo i miei.  E' seduto a gambe incrociate e disegna meccanicamente forme geometriche concentriche con le dita nella polvere. Io intreccio omini di alluminio, nascondo la testa in un cappuccio. Mi rannicchio. Ognuno di noi ha un essenza, che pulsa in un rivolo lungo le dita dei piedi, si raccoglie nella stanza macchiando un centrotavola ricamato. G mi ha fatto una collana con gli occhi delle bambole, troppo chiari per essere reali e puntare qualsiasi soggetto. Sostituisco i fori con ghiandole di alluminio. Affinchè possano capire meglio.

lunedì 3 ottobre 2011

Catasterismi (cap5 pars1)

Abbiamo tutti e tre avuto i nostri morti. Aleggiano nei pensieri e si mantengono aggrappati ad ogni pensiero, come fossero più vicini della realtà stessa. G mi dice che la fase REM e la musica applicata direttamente nel lobo temporale può aiutarmi, provocare visioni di incomune misticismo. Lo dice mentre con i denti si incide un orologio sul polso. N soffia in una bottiglia, gira gli occhi al cielo e si ferma. Dice di vedere astronauti morti attraversare il cielo come satelliti, gli occhi fissi e indecomposti verso di noi. Alcuni hanno la tuta tinta di rosso, alcuni di bianco, alcuni hanno le braccia aperte ad angelo, altri sono rannicchiati in posizione fetale. Feti. Partoriscono le loro immagini il nostro ribrezzo, non c'è vitalità nei fine settimana. Ghiaccio. Uno di loro fa scivolare una mano sul viso per pulirsi gli occhi dal ghiaccio, restano sempre aperti e privi di visione e profondità. Non possono morire, aleggiano sui nostri sguardi come bambole di porcellana, abiti di tutto punto, buoni voto a scuola, ti sembra di poterli muovere con le dita se ti sporgi un po' verso il cielo. Sembrano i gabbiani sulla stazione dei treni di notte. Stanno sospesi come legati, cavi e tubi escono dal loro ventre come cordone ombelicale, molti sono congelati nell'aggrapparsi, altri stringono i denti e fingono di ignorare l'accaduto. Nè morti nè vivi, li puoi immaginare i nostri astronauti in una notte senza brividi.

domenica 2 ottobre 2011

I want to find
your desolation
in my Iceland

giovedì 29 settembre 2011

l'essente (cap4 pars2)


Porto il marchio con orgoglio. Mi alzo, mi guardo intorno. La mia lobotomia produce versi, emozioni contrastanti, oppiati endogeni. In tv danno una televendita di farmaci an-estetizzanti & scarti organici ospedalieri. Nella stanza regna il silenzio. N porta la sua macchina la sua nuova creazione. Colleghiamo i nostri crani a una sfera di liquido rosso ribollente, comincia a ruotare tutto e il silenzio che cala è terrifico. Le nostre coscienze si uniscono e dissolvono in secondi o istanti, veleni scivolano dalle labbra e le palpebre divengono terra. Non c'è più un ora


o un qui mentre tutto ciò che facciamo è riscrivere le nostre parole in mille pagine fino a consumare le dita. Ora riscrivere le pagine ora le labbra e le palpebre si dissolvono e i nostri crani si uniscono. Farmaci an-estetizzanti ci consumano le dita e veleni uniscono le nostre coscienze. oppiati


endogeni ribollenti e la nostra nuova creazione.



Inibizione
 


Mi alzo, mi guardo intorno, produco versi.

giovedì 15 settembre 2011

l'essente (cap4 pars1)


le voci non sono nella mia testa
non sono le luci allucinosi
non mi aspetto di sopravvivere minuto dopo minuto
le voci nella mia testa non sono voci



G programma l'elettroshock per la mia postura abituale, si gratta il naso e mi guarda tremare. Dai suoi occhi non traspare benevolenza per chi è rimasto, ma forse ha l'ovvio buongusto di tacere delle insidie altrui.
C'è fumo nella stanza, le tapparelle sono abbassate ma i raggi filtrano ugualmente. Ho un camice da sala operatoria, G veste di nero, la maschera del medico della peste emana vapori freddi di fiori secchi. Tremo sotto la scossa, ma G incide con un dito la mia fronte, che diventa burro, infila un dito fino in fondo e mi guarda con occhi imperturbabili mentre grido senza dolore. Gira un po' nella mia testa, il dito ne esce indenne e pulito. Mi sento soffocare, apre la finestra. Il tempo cambia, ora la pioggia è fredda ed entra dai buchi delle serrande, mi arriva sulle mani che toccano per terra. Ma G si è già stancato di questo gioco, chiude gli occhi.



medico_della_peste

martedì 13 settembre 2011

Nothing Special

Evil shines in her eyes


Like fire it roars through her mind

venerdì 9 settembre 2011

to repel ghosts (cap3 pars3)

Poi d'improvviso scompare il giorno
il colore
gli odori diventano freddi e
fremono
gli umori si avvolgono attorno
a noi
è
apocalisse
noi tre non fuggiamo
non ci nascondiamo
perché attendiamo da tremila eoni
la fine di ogni essere pensante

nei nostri sogni il cielo si nasconde
l'acqua si fa nera e invade la terra


i timori divengono stasi eclettica



ci guardiamo attorno
ma
solo furore
veniamo colpiti al cuore
alle spalle
medulla oblongata



ma siamo ancora vivi



ci riteniamo costretti a continuare
ma era tutto un falso risveglio
e non crediamo  più alla morte



Noi tre non conosciamo vendetta e bugia, rancore e vergogna. Terminano i nostri giorni attorno al fuoco
le nostre danze si spengono contro uno spasmo muscolare nervoso. Tronchiamo i nostri rapporti con il mondo perché ogni parola l'unicità
dell'insieme
da i brividi
Non crediamo più alla comunicazione reale e oggettiva
perchè
al di fuori del cerchio matematico tracciato ogni sillaba
ogni
fonema
è paradosso
parole per noi hanno solo un significato
tagliarsi le palpebre con rasoi
per costringersi a guardare ancora
e ancora
per sforzarsi di accettare che ogni apocalisse ha un fine e una fine e un mite consiglio
non ne siamo in grado
vogliamo caos ordinato
sensazionalismi
rivoluzione armata
Țepeș
perché il nuovo nostro orgoglio non accetta l'arrendersi eppure ne è piegato, non sopporta la morte eppure ne è schiava, non comprende l'amore eppure ne è sofferente, non provoca il dolore ne è causa. Perché la nostra sensazione è chimica, la nostra pulsione elettrica, la nostra pietà antagonizza il pubblico rammarico, agonizza nel pubblico ludibrio. Scendiamo dal trono e posiamo sguardi rapiti
sulle colpe
noi eresiarchi
noi esegeti dei moderni archetipi
noi empi meschini impuri arcangeli

giovedì 8 settembre 2011

to repel ghosts (cap3 pars2)

C'è stato quel giorno nella memoria di un vivente inerme, in cui trinità era diseguale e cacofonica. Distribuivamo volantini sul corso, bianco su nero la storia delle nostre nefandezze. G portava un cappello a tesa larga e un abito scuro. N jeans sporchi e una maglietta degli youth. Passeggiavamo per la strada rompendo il cazzo alle vecchie facendoci dare sigarette, parlavamo di vegan e pornografia. Quel giorno ci sedemmo sugli scalini di una chiesa a umiliare i passanti, a intimorire i fedeli. Non la passammo sempre liscia.

"
Immaginateci in un super8
Immaginami come un vhs del 1993, con il sonoro distorto l'effetto neve la pubblicità i colori non fedeli al reale
La pellicola scaduta una pinhole
                                                           una polaroid
                                                                                  Un lampione soft focus
Il fumo in metropolitana
                                           quando la galleria finisce
                                                                                        i colori sbiaditi delle pareti
Le pareti nere di una stanza
                                                  la pittura grattata via
                                                                                      le unghie sporche
La mia chitarra nel mio letto
                                                  i poster che si staccano
                                                                                             trascinando un po' di parete
                                                  un po' di luce che se ne va
Non chiudere occhio la notte
"
benvenuto in annexia

to repel ghosts (cap3 pars1)

Sono in grado di attraversare il tempo e lo spazio e tornare indietro.
G e N dicono che  prenderanno appunti con matite bruciate, su scatole da scarpe bianche e nere. Avranno tratti in comune, bruceranno tutto e ne nascerà un violento desiderio di sopravvivere.
Ricordo corsi d'acqua gelida in montagna, nidi di uccelli nel legno delle scale esterne, campi di margherite e notte presto, veleni urticanti di pregevole fattura. Disprezzare i 3 giorni è impossibile.
Ricordo anche ogni particolare. Il campo di mais che ci separava dalla ferrovia, le mattine gelide d'inverno, il ghiaccio sulla macchina, il fango freddo e duro del cortile, e l'erba tagliente come carta. I vetri appannati e il cibo freddo e pessimo. Il profumo della merenda, la piccola biblioteca, l'alta tensione. Aspettare la campanella aprendo il ripostiglio, di nascosto in palestra, dove ogni cosa puzzava di gommapiuma  e polvere.
Ricordo il piccolo giardino con gli alberi, la vecchia che insegnava al bambino a dire "comandi!", torturare formicai, giocare fino al crepuscolo, i videogiochi, non attraversare la strada, la paura di allontanarsi di casa, la festa, le lucciole nel giardino della casa disabitata, i gatti nella casa disabitata, uccidere insetti, girare film.
Ricordo quando si allagavano le cantine, il fango grigio e il fetore, la lucertola che uccisi, la lucertola che si uccise, i vermi che ribollivano nel suo stomaco [G mi ferma, vuole sentire]. Aveva la pancia squarciata dalla rete, in breve tempo cominciarono a mangiarla i vermi, l'odore era violento. Un'altra ne uccisi con un sasso, vomitava sangue.
Piansi.
Un giorno mi disse che aveva scoperto che infilando un ago in un fuoco d'artificio il rumore era più forte. Mi dissero di non andare più avanti nella strada, la vecchia era una strega. Le perline erano i nostri segreti.
[N guarda fuori piove]
Mi ricordo della vista dal sesto piano. La fabbrica abbandonata non andavo mai io ero troppo piccolo. L'albero bruciato e il campo di soia, platani a distanza siderale. Dal piano di sopra entrò vento troppo forte dal piano di sotto la pioggia entrò dalla finestra l'odore di aceto nella cucina la pasta di sale
fantasmi
bucare il tavolo con gli stuzzicadenti il sottoscala
guardare il cortile dall'ultimo piano le ombre così piccole


fantasmi da scacciare

martedì 6 settembre 2011

Collaboriamo all'entropia
Noi secerniamo le nostre dipendenze
ciascuno uno spettro diverso di colori

lunedì 5 settembre 2011

Collision

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=MR9o6FBUhFY&w=420&h=345]

sabato 3 settembre 2011