lunedì 3 ottobre 2011
Catasterismi (cap5 pars1)
domenica 2 ottobre 2011
giovedì 29 settembre 2011
l'essente (cap4 pars2)
Porto il marchio con orgoglio. Mi alzo, mi guardo intorno. La mia lobotomia produce versi, emozioni contrastanti, oppiati endogeni. In tv danno una televendita di farmaci an-estetizzanti & scarti organici ospedalieri. Nella stanza regna il silenzio. N porta la sua macchina la sua nuova creazione. Colleghiamo i nostri crani a una sfera di liquido rosso ribollente, comincia a ruotare tutto e il silenzio che cala è terrifico. Le nostre coscienze si uniscono e dissolvono in secondi o istanti, veleni scivolano dalle labbra e le palpebre divengono terra. Non c'è più un ora
o un qui mentre tutto ciò che facciamo è riscrivere le nostre parole in mille pagine fino a consumare le dita. Ora riscrivere le pagine ora le labbra e le palpebre si dissolvono e i nostri crani si uniscono. Farmaci an-estetizzanti ci consumano le dita e veleni uniscono le nostre coscienze. oppiati
endogeni ribollenti e la nostra nuova creazione.
Inibizione
Mi alzo, mi guardo intorno, produco versi.
giovedì 15 settembre 2011
l'essente (cap4 pars1)
le voci non sono nella mia testa
non sono le luci allucinosi
non mi aspetto di sopravvivere minuto dopo minuto
le voci nella mia testa non sono voci
G programma l'elettroshock per la mia postura abituale, si gratta il naso e mi guarda tremare. Dai suoi occhi non traspare benevolenza per chi è rimasto, ma forse ha l'ovvio buongusto di tacere delle insidie altrui.
C'è fumo nella stanza, le tapparelle sono abbassate ma i raggi filtrano ugualmente. Ho un camice da sala operatoria, G veste di nero, la maschera del medico della peste emana vapori freddi di fiori secchi. Tremo sotto la scossa, ma G incide con un dito la mia fronte, che diventa burro, infila un dito fino in fondo e mi guarda con occhi imperturbabili mentre grido senza dolore. Gira un po' nella mia testa, il dito ne esce indenne e pulito. Mi sento soffocare, apre la finestra. Il tempo cambia, ora la pioggia è fredda ed entra dai buchi delle serrande, mi arriva sulle mani che toccano per terra. Ma G si è già stancato di questo gioco, chiude gli occhi.
martedì 13 settembre 2011
venerdì 9 settembre 2011
to repel ghosts (cap3 pars3)
il colore
gli odori diventano freddi e
fremono
gli umori si avvolgono attorno
a noi
è
apocalisse
noi tre non fuggiamo
non ci nascondiamo
perché attendiamo da tremila eoni
la fine di ogni essere pensante
nei nostri sogni il cielo si nasconde
l'acqua si fa nera e invade la terra
i timori divengono stasi eclettica
ci guardiamo attorno
ma
solo furore
veniamo colpiti al cuore
alle spalle
medulla oblongata
ma siamo ancora vivi
ci riteniamo costretti a continuare
ma era tutto un falso risveglio
e non crediamo più alla morte
Noi tre non conosciamo vendetta e bugia, rancore e vergogna. Terminano i nostri giorni attorno al fuoco
le nostre danze si spengono contro uno spasmo muscolare nervoso. Tronchiamo i nostri rapporti con il mondo perché ogni parola l'unicità
dell'insieme
da i brividi
Non crediamo più alla comunicazione reale e oggettiva
perchè
al di fuori del cerchio matematico tracciato ogni sillaba
ogni
fonema
è paradosso
parole per noi hanno solo un significato
tagliarsi le palpebre con rasoi
per costringersi a guardare ancora
e ancora
per sforzarsi di accettare che ogni apocalisse ha un fine e una fine e un mite consiglio
non ne siamo in grado
vogliamo caos ordinato
sensazionalismi
rivoluzione armata
Țepeș
perché il nuovo nostro orgoglio non accetta l'arrendersi eppure ne è piegato, non sopporta la morte eppure ne è schiava, non comprende l'amore eppure ne è sofferente, non provoca il dolore ne è causa. Perché la nostra sensazione è chimica, la nostra pulsione elettrica, la nostra pietà antagonizza il pubblico rammarico, agonizza nel pubblico ludibrio. Scendiamo dal trono e posiamo sguardi rapiti
sulle colpe
noi eresiarchi
noi esegeti dei moderni archetipi
noi empi meschini impuri arcangeli
giovedì 8 settembre 2011
to repel ghosts (cap3 pars2)
"
Immaginateci in un super8
Immaginami come un vhs del 1993, con il sonoro distorto l'effetto neve la pubblicità i colori non fedeli al reale
La pellicola scaduta una pinhole
una polaroid
Un lampione soft focus
Il fumo in metropolitana
quando la galleria finisce
i colori sbiaditi delle pareti
Le pareti nere di una stanza
la pittura grattata via
le unghie sporche
La mia chitarra nel mio letto
i poster che si staccano
trascinando un po' di parete
un po' di luce che se ne va
Non chiudere occhio la notte
"
to repel ghosts (cap3 pars1)
G e N dicono che prenderanno appunti con matite bruciate, su scatole da scarpe bianche e nere. Avranno tratti in comune, bruceranno tutto e ne nascerà un violento desiderio di sopravvivere.
Ricordo corsi d'acqua gelida in montagna, nidi di uccelli nel legno delle scale esterne, campi di margherite e notte presto, veleni urticanti di pregevole fattura. Disprezzare i 3 giorni è impossibile.
Ricordo anche ogni particolare. Il campo di mais che ci separava dalla ferrovia, le mattine gelide d'inverno, il ghiaccio sulla macchina, il fango freddo e duro del cortile, e l'erba tagliente come carta. I vetri appannati e il cibo freddo e pessimo. Il profumo della merenda, la piccola biblioteca, l'alta tensione. Aspettare la campanella aprendo il ripostiglio, di nascosto in palestra, dove ogni cosa puzzava di gommapiuma e polvere.
Ricordo il piccolo giardino con gli alberi, la vecchia che insegnava al bambino a dire "comandi!", torturare formicai, giocare fino al crepuscolo, i videogiochi, non attraversare la strada, la paura di allontanarsi di casa, la festa, le lucciole nel giardino della casa disabitata, i gatti nella casa disabitata, uccidere insetti, girare film.
Ricordo quando si allagavano le cantine, il fango grigio e il fetore, la lucertola che uccisi, la lucertola che si uccise, i vermi che ribollivano nel suo stomaco [G mi ferma, vuole sentire]. Aveva la pancia squarciata dalla rete, in breve tempo cominciarono a mangiarla i vermi, l'odore era violento. Un'altra ne uccisi con un sasso, vomitava sangue.
Piansi.
Un giorno mi disse che aveva scoperto che infilando un ago in un fuoco d'artificio il rumore era più forte. Mi dissero di non andare più avanti nella strada, la vecchia era una strega. Le perline erano i nostri segreti.
[N guarda fuori piove]
Mi ricordo della vista dal sesto piano. La fabbrica abbandonata non andavo mai io ero troppo piccolo. L'albero bruciato e il campo di soia, platani a distanza siderale. Dal piano di sopra entrò vento troppo forte dal piano di sotto la pioggia entrò dalla finestra l'odore di aceto nella cucina la pasta di sale
fantasmi
bucare il tavolo con gli stuzzicadenti il sottoscala
guardare il cortile dall'ultimo piano le ombre così piccole
fantasmi da scacciare
martedì 6 settembre 2011
lunedì 5 settembre 2011
martedì 30 agosto 2011
Héautontimorouménos (cap2 pars2)
La tourmente
Je ne crois pas aux beaux voyages
Giuda apre gli occhi, respira forte
La tourmente
Je ne crois pas aux beaux voyages
Sarebbe bello salire in alto a questo sicomoro
N percorre cerchi attorno al suo rumore bianco, cambia intonazione della voce ogni pi greco. La luce cambia colore per ogni ottava, scuote i capelli beve un sorso dal bicchiere che ha in mano. Lo osservo cadere a terra esanime.
DEADPAN
Riprende coscienza dopo pochi minuti, ha gli occhi spenti, i denti macchiati di rosso, farfuglia. Apro il pacchetto di sigarette, passo le dita tra i filtri, senza contare veramente, Caldo in volto, il fumo scivola tra i denti, bruciano gli occhi. Nessun collegamento interno, schermo neve, voci attraversano fori precedentemente creati nell'aria della stanza per raggiungerci, nel caso ci fossimo persi. Si solleva sulle braccia, ha una mano poggiata sul pavimento con l'altra schiva l'aria, la spinge in avanti (sento la sedia vibrare) e sento il profumo che teme di avvertire attorno a sè (tiro un sospiro) trema il suo braccio alla ricerca del bicchiere. Ci guardiamo. Deadpan. Il vinile è finito, sento ancora gli echi di scricchiolii, nessuno ha intenzione di terminare quel suono, degno compimento.
"Io non amo" dice guardandosi le dita, "non credo nell'amore, credo alla distanza tra i palmi della mia mano quando allargo le braccia, non devo motivare la mia esistenza se riesco ancora a respirare.". Lo guardo, noto gli angoli dei suoi occhi rivolti verso il basso, quasi dispiaciuto che il distillato di dio non gli abbia pervaso le vene fino a farle scoppiare. "Non mi volterò" gli dico "se speri di nascondere che piangi senza volerlo". Non piange invece, si alza, raggiunge il divano nella luce che filtra dalle serrande abbassate. Cambia canale, ma ho staccato l'antenna e tutto quello che può vedere da una nuova luce alla stanza. Ma non spegne. Lascia cadere le braccia, sussulta, tira un respiro come quando si vuole fare un lungo discorso. Sorride. Non dice nulla. Accende la tv. Guardo la trasparenza delle mie dita, noto quanto sia più tangibile il fumo a volte, quanto più tangibile il rumore della puntina. "Conoscevo un tale una volta" dico fissando lo sguardo sulla sigaretta "che pregava a modo suo. Diceva di aver vissuto due volte, e di non essere in vena di morire più. Un giorno mi dimenticai di questo tale, quando tornò mi accorsi di averlo ucciso. Tutti potevano vederlo, tutti lo adoravano come un ermafrodito nel tempio, ma avevo ucciso in lui il timore, la volontà di pensiero".
Disse N
Ho fallito
che le tue parole siano
eternamente
il mio esilio
perché i nervi si tendono
i muscoli non reggono il tremore
gli occhi non sorreggono alcun timore
e il mio fallimento
mi lascia inerme alle tue grazie
uccidimi e nutri
le mie spoglie
lunedì 29 agosto 2011
Héautontimorouménos (cap2 pars1)
-Voglio distillare Dio. La fede è instabile alle nostre temperature corporee, ma se riuscissimo a ingurgitare tutto prima che riscaldi troppo potremmo finalmente sentire.
-Non voglio sentire. Non voglio un dio a dimorare nelle mie ossa, se non riuscissi più a liberarmene come potrei pensare alla sua malevolenza, senza scatenare immani sofferenze?
-Non voglio ascoltarti. Ti do la vera scelta, il vero libero arbitrio, vedere con gli occhi di chi muore infine, vedere con occhi che tentennano e si ostinano alla luce senza ardere. Come rifiuti il mio splendore?
-Temo di sapere. Sapere non ci ha aiutato. Ci siamo spinti in là, scavando sempre più a fondo. La terra si apre agevolmente sotto le nostre unghie, che sanguinano nello sforzo, ma si richiude come un ghibli nascondendoci sempre più agli sguardi degli esploratori inesperti. Siamo sempre più rovine del mondo sommerse. E se infine dovessimo trovarci persi? Non è forse quello che il mondo chiama pazzia l'incapacità di comunicare?
-Impareremo nuove lingue per noi, nuove forme di grammatica, di poesia. Nuovi tratti si affronteranno sui nostri fogli, nuovi substrati nuovi colori. Avremo mille icone dorate dei nostri santi, nuovi strumenti e nuovi scalpelli.
-E nuove isole, nuovi rami più alti da cui saltando atterreremo più duramente sul terreno. Ne moriremo.
N spinge i suoi rami nel fango
le sue radici graffiano i nostri soffitti
sabato 27 agosto 2011
apothanein thelo (destrudo) cap1 pars2
Destrudo
le vostre convinzioni tremano
sulle mie ginocchia
hall of mirrors
G mi dice di andare a casa sua, vuole che i suoi sogni siano interpretati correttamente. Nel tragitto streghe metropolitane mormorano riti in lingue assire, ad ogni isolato le parole si levano più acute, accompagnando un eco frammentario. G dice che crede alla stregoneria caotica, simbolismi contemporeanei in hoodoo-voodoo. Soffermo il mio sguardo sulla sua stanza, un san sebastiano perde sangue dal muro, libri francesi sull'occulto prendono polvere sul comodino, mentre una copia di Naked Lunch perde umori sul pavimento. G non crede nell'autocensura. Sogna di rapine a mano armata negli anni '30 a New York, fughe in città popolari labirintiche, di case cemento e metallo bianco, tutte vuote, e grattacieli a dominare l'aria, il bivio sulla strada per Caorle e il cielo squarciato da lance di sole. G appare violento e smodato nelle descrizioni, gesticola di aria e terra e colori rossastri e veleni purpurei, colpi di pistola che trapassano le finestre senza infrangere i vetri, lame affilate come rasoi trasformarsi improvvisamente in polvere di ossidi ferrosi, malviventi dai volti scoperti e le loro armi impalpabili.
coprirsi gli occhi
prima che il buio
che aleggia nei corridoi
falso risveglio
in vesti stringenti
soffocare
Guardarsi con fare sospettoso, nessuno crede sia stato il vento o l'ossigeno rarefatto o il petricore. G dice che non crede più alle storie di spiriti, che quand'era piccolo ha visto in sogno i morti parlare da feretri chiusi, come in Dite.
-Quanto credi che duri il tunnel luminoso?
-Abbastanza per sentire l'orgasmo più imponente della nostra vita e credere di essere al paradiso. Così conviene essere credenti, semmai dovessi morire preferirei sentire il calore divino che il vuoto sotto i piedi. Pascal ha vinto la sua scommessa infine.
imbrunire
i giochi terminano
G dice che è tempo del ritorno, dormire, rigirarsi nel letto, involuzione. L'ora dopo sono nel mio letto. Sentirsi bussare nella testa, alla finestra, alla porta, nei muri, le sedie stridono intorno eppure nessuno si muove, come imbambolati in sculture di cera. A mezzanotte tutti si muovono.
apothanein thelo (destrudo) (cap1 pars1)
conoscere
al rallentatore
persone scomparse
ridurre secoli
in polvere
arrivare troppo tardi
dovrei farlo?
è quello che lui si aspetta da me?
è quello che loro vogliono?
Come cedere alle lusinghe di un'esistenza priva di alcuna ... ?
... sperimentare l'assenza totale del pensiero, la stasi la catarsi la volgarità inespressiva del corpo in ...
Siamo esserei materiali perché alla luce del giorno le nostre dita si stagliano come ombre contro la nostra coscienza e riflettono ...
... la gola segnata per il ...
Consumare forse le proprie pretestuose illusioni in ... e vicendevoli sarcastiche pacche sulla spalla con ...
Mettere al mondo dei figli per osservarli poi godere dei privilegi dell'infinita malevolenza terrena del volgo, per ... e seppellirli esanimi nella terra fradicia di ...
Osserva le tue dita piegarsi, si contraggono scattanti con fare ossessivo, sento scivolare ...
... incapacità di alterare lo spazio attorno a sè, adattandosi alle convenzioni della socialità, che appare ... Sera Sul Viale Karl Johan
... ... arrivare in ritardo ... frammenti di una vita in cui ... sperimentare l'attimo istantaneo del piacere sublime di non esistere, dissoluzione dell'ego, destrudo. Gli stupri perpetrati dalla propria anima alla propria coscienza, e viceversa, rimangono impressi negli occhi di una persona come uno strato (layer) di profondità.
Era l'una e quaranta di un mese estivo quando mi resi conto, più o meno, che l'anima esiste. Perché non senza disgusto la nostra mente arride al nostro corpo, lo frustra con pietosa iniquità perché possa restare inerme di fronte al dominio della mente. Allo stesso modo il corpo tenta di mortificare la mente, con i propri stimoli; giungono come lamina di plexiglass, infrangibile eppur vitreo, incorporeo irrespirabile eppur definito; incidono la propria dose di viltà nel sistema limbico, mentre l'anima scalcia come chi soffoca. Come può la materia schernire se stessa? Come può esservi dicotomia empedoclea se non altro dono è fatto alla carne che la materia.
Nam Sibyllam quidem Cumis ego ipse oculis meis
vidi in ampulla pendere, et cum illi pueri dicerent:
Σίβυλλα τί θέλεις; respondebat illa: ἀποθανεῖν θέλω.
L'espressività dei volti marmorei che circondano la mia stanza è paradisiaca
eppure come si fa ad abbandonare il mondo terreno affidandosi all'intuizione
se il tuo timore è vitale
spargo benzina sulle mani nude
come Nestore prima del sacrificio
veleno si sparge ai miei piedi
e ne nascono volute di colore
se il tuo tumore è vitale
Alter ego, o alter ego potente, fa che stanotte venga privato dell'ossigeno, così che tu possa respirare infine
אמת
Non temere di aprire gli occhi. Che il mondo sia maledetto in tutte le lingue in cui fu tradotto il Necronomicon. Afferrare la terra con le mani e sentirsi eviscerare l'anima da
terribili soprusi accaduti in giorni di festa
Non temere di aprire gli occhi. Che io sia maledetto in tutti i rami dell'albero della vita, che possa venir impiccato all'albero della tuja e tu possa vedermi dal più alto sicomoro se io mai ebbi intenzione di ferire qualcuno, e invece non mi trovai mio malgrado a rimpiangere azioni presenti passate future.
Era il 1995 quando aspettavo il mio amico all'asilo, quando fuori pioveva e potevo vedere un drago dondolarsi dalla punta piegata di un abete. L'odore dei fiori di magnolia, la loro consistenza mi rimane tra le dita quando ho la febbre e quando i pensieri sono più forti di me, quando la mia anima stride contro i miei denti, e a trattenerla mi fa male lo stomaco. Era il 2011 quando ho capito che mietere anime è il passatempo di parche oramai ben liete di accompagnarsi a ... Era ancora il 1995 quando la sabbia era bagnata, l'odore dei fiori e dei funghi aprivano un sole proteso a scalfire con i raggi il gelo della mattina. E il profumo di mia madre. E gli occhiali di mio padre. E i capelli di mia sorella.
trattenersi
dal morire
è
l'unica
scelta
davvero difficile
da compiere
nella vita
מת